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 la sindrome dell'idiozia

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Jess Wolf
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MessaggioTitolo: la sindrome dell'idiozia   Mer Nov 18, 2009 11:23 pm

Harry era solo in casa, quando gli giunse la notizia circa il fatto che il padre di Hermione fosse morto. Fu Hermione stessa a comunicarglielo.
<< Harry! >> gridò, abbracciandolo. << Mio padre è morto! >>.
Harry deglutì.
<< Davvero? >> urlò Harry.
<< No… no… >> fece Hermione. << Oh, Harry, mi sei mancato! >>, prendendo a baciarlo.
<< Mi hai fatto prendere un colpo! >> fece Harry.
<< Leggi qui! >> disse Hermione, porgendogli una copia de “La gazzetta del profeta”.
Harry cominciò a leggere in fretta un articolo.

“UN VIRUS CONTAGIOSO
In questi giorni, un virus contagioso si è diffuso. I sintomi che le vittime manifestano sono ancora sconosciuti, ma si è scoperto, in base a recenti studi, che la patologia fa impazzire i contagiati. Non si sa quanti siano i malati, attualmente, ma si ipotizza che siano circa 100. Le vittime non capiscono di essere completamente uscite fuori di senno, e di conseguenza sono pericolose. Questo virus circola da 3 mesi nel mondo dei maghi! L’unico modo per evitare il contagio è assecondare i colpiti dal virus.”

Harry prese ad ansimare.
<< Ti rendi conto Hermione? Colpisce i maghi! >>.
<< Cosa vuoi che mi importi! Tanto io sono una giraffa! >> esclamò, allungando il collo per rendere più credibile la sua affermazione.
Harry cominciò ad intuire che anche Hermione era stata contagiata dal virus, e si allontanò, piano piano, indietreggiando verso il numero 4 di Privet Drive.
<< Dove vai, bel micetto? Vieni qui! >> sogghignava Hermione, puntando la bacchetta contro Harry e gridando << Hogwarts! Hogwarts! Hogwarts! >>.
Doveva fare qualcosa, o anche lui sarebbe caduto vittima della terribile patologia. Colse l’occasione per Smaterializzarsi, ritrovandosi ad Hogwarts, ma senza le dita dei piedi, perché aveva focalizzato male il traguardo da raggiungere.
Si imbatté in Silente, che lo guardava con espressione ebete. Poi questi aprì la bocca e scoppiò a ridere. Arricciò il naso.
<< Harry! Ma non hai le cucce! >> balbettò.
Harry non capiva.
<< Le cucce? Cosa sono le cucce, professore? >>.
Silente si infervorò. << Lo sapevo! Cinque anni di scuola buttati al vento! Harry, le cucce sono le dita dei piedi! >>.
“Oh no!” pensò Harry. “Anche Silente è impazzito! Devo assecondarlo, e forse non mi farà del male!”.
<< Oh, ha ragione, professor Silente. Ma è che questa estate ho dimenticato di ripassare Incantesimi! >>.
<< Fai male, Harry, a non ripassare Incantesimi! Male, ragazzo mio, molto male! >>.
Harry tentò di trovare una scappatoia, ma stavolta voleva spuntare a Diagon Alley, e doveva inquadrare bene il punto di arrivo, altrimenti si sarebbe potuto ritrovare senza una gamba. Cominciò a pensare al negozio di Olivander, era lì che voleva ritrovarsi.
<< Se vuoi ti curo io le cucce Harry! >> ghignò Silente, puntando la bacchetta verso i piedi di Harry.
Harry sbatacchiò la testa. << No, professore, non si preoccupi! >>.
<< Ma quale preoccupazione! >> fece Silente. << Ecco, tieni a mente questo incantesimo per riparare le cucce! Oculus Reparo! Oculus Reparo! Oculus Reparo! >>.
Harry era riuscito a immaginare quasi bene il punto di arrivo.
Dopo aver chiuso gli occhi, si ritrovò nella stradina deserta di Diagon Alley, ma senza le unghie delle mani. Solo un uomo, oltre a lui, passeggiava per quella strada. Era Severus Piton.
“Se è l’unica speranza di salvarmi, tanto vale provare a parlare con lui” si disse Harry, camminando verso di lui.
<< Professore! >>.
<< Professor Coniglio! >> urlò Piton, voltandosi verso Harry.
<< P…P… Professor Coniglio… Come sta? >> lo assecondò Harry, sperando di non finire per essere contagiato.
<< Bene, bene, Harry. Tutto a posto, grazie. Sto andando a comprare un vecchio bufalo in Slovenia e tu? >>.
<< Emm… ssì, sì… Anche io, professor Piton. >>.
<< CONIGLIO! >> lo ammonì l’insegnante.
<< Sì, volevo dire coniglio! >>.
“Sono senza scampo” dovette ammettere Harry. “Devo andare in un posto dove non c’è nessuno! Così non potrò essere contagiato!”.
Spuntò nella Foresta Proibita, ma senza i capelli, dove notò Rita Skeeter che leggeva.
<< HARRY! AMORE MIO! >> urlò, andandogli incontro.
<< Stia ferma! >> la rimproverò lui.
<< Ma perché? Non dirmi che non provi più niente per me, dopo la nostra lunga storia d’amore? Harry!!! Cho non esiste! Ero io Cho, e avevo bevuto la Pozione Polisucco! Ti prego, perdonami, io… io ti regalo questa, ma perdonami! >> lo implorò, porgendogli una fetta di carne al sangue.
<< Rita, io non ti amo e mai ti amerò! E puoi anche tenere la carne>>.
<< Ah, grazie! >> disse lei, e cominciò ad addentare la sua fetta, che dopo poco tempo finì.
<< Harry, sei… sei un geco, lo capisci? Un geco! Bollente e brutto! >>.
<< E tu sei un rospo! >>.
<< Meglio rospo che geco! >> urlò Rita, puntandosi la bacchetta contro. << Mi hai costretto a farlo, Harry. Adesso sei responsabile del mio omicidio. Ava… ava… Oh no, Harry, non ricordo la formula! >>.
<< Ti faccio vedere! >> disse Harry, puntando la bacchetta contro la donna. << Avada Kedavra! >>.
Un fascio di luce intensa colpì Rita Skeeter. Harry si stupì quando scoprì che non era morta, ma che aveva una cicatrice uguale a quella di Harry ma a forma di luna.
<< Oh, grazie! AVADA KEDAVRA >> sbottò, con la bacchetta alla tempia.
Harry la vide accasciarsi a terra e morire, e provò pietà per lei. Era affamato, e non avendo molto da mangiare, le tagliò un braccio e lo ingoiò senza pensarci due volte.
Poi provò a mettere a fuoco l’immagine della Tana. L’intenzione di Harry era quella di Materializzarsi davanti alla casa di Ron, e poi di fuggire verso i campi, cosicché nessuno gli avrebbe attaccato la malattia.
E tre secondi dopo, si ritrovò proprio dinnanzi all’abitazione del suo migliore amico, ma quando si tastò il viso notò che le sopracciglia gli erano sparite.
Proprio mentre cominciava a correre, una voce tonante lo fermò. Era la madre di Ron, Molly Weasley, che lo inseguiva con un mestolo, ed era vestita da indù. Due attimi più tardi intonò un canto zulù, e sbarrò la strada ad Harry.
<< Harry! Che piacere rivederti! Come va col saliscendi di casa tua? Lo hai aggiustato? >>.
<< Ehh… sì, ho chiamato un competente che lo ha aggiustato! >>.
Molly prese a ridere, gettandosi a terra, dandosi pugni in testa e lanciando da tutte le parti degli Expelliarmus.
<< Un competente? Ma noooo! Dovevi chiamare me, Harry. Me! Questo sbaglio ti costerà tantissimo, caro. Avada Kevala! Ti sei spaventato, vero Harry? Ma ho detto Kevala, non Kevadra! Ah, come sono simpatica! No, no, non ti ucciderei mai, per di più con un Avada Kedavra, no, no. Sarebbe da vili! Quando uccido le persone uso un detergente a base di Artemisia e lo verso nella loro zuppa, sai, dicendo che ho solo aggiunto vari aromi! E tu ? Che fai, ucciderai mai qualcuno? Eh? Sarebbe ora, Harry. >>.
“Il virus sta per attaccarmi, lo sento! Devo Smaterializzarmi!”.
Anche stavolta non riuscì a centrare la meta con precisione, e si ritrovò nella caverna senza la punta del naso, nella stessa caverna dove era nascosto l’ Horcrux. Ma un uomo era lì, vestito da coniglio, e stava sostituendo il medaglione.
<< REGULUS! >> affermò Harry, pensando che la sigla R.A.B. (che in quel momento l’uomo stava scrivendo) fosse la firma di Regulus Alphard Black. Ma si sbagliava. Con suo stupore, vide che l’uomo che aveva sostituito l’Horcrux non era Regulus, ma Gazza.
<< Potter! Che ci fai qui? >> farfugliò questi, rivolto al povero Harry, impietrito per lo sbigottimento.
<< è stato lei a sostituire l’Horcrux! È stato lei a firmarsi RAB! Ma perché? >>.
<< Non capisci Harry? Io non sono il custode di Hogwarts! Sono un coniglietto! >> disse, mentre delle lacrime amare solcavano il suo viso rugoso.
<< Un co-coniglio? Mi scusi, io… io non avrei immaginato! >> disse Harry.
<< Ti voglio bene! >> gemette, appoggiandosi alla sua spalla e cominciando a piangere << Ma non sono degno di stare con te, perché… perché… HARRY! IO SONO UN CONIGLIOOOOOOOOOOOOOOOO! >>.
“Ha gli stessi sintomi di Piton, crisi di identità” capì Harry. “Mi conviene fuggire!”.
Detto fatto, si Materializzò a Godric’s Hollow, ma senza lo stomaco, perché aveva focalizzato male il punto d’arrivo.
Dentro la casa dei Potter, c’era Lord Voldemort in persona.
<< Harry Potter! >> balbettò. << Finalmente ci incontriamo! Ci siamo visti l’anno scorso, di sfuggita, mi sembra, quando ho provato ad ucciderti! E tu riuscisti ad arrivare alla Passaporta, se non erro, e incontrasti una lumaca! >>.
<< Oh, una lumaca, sì, rammento! >> disse Harry, battendo i denti per la paura.
<< Ero io lumaca, Harry. Io ero lumaca! >> esclamò Voldemort.
Harry si sentì pervadere da una strana sensazione.
<< Dipende dalle formiche e dalle loro dimensioni idrogengivali! >> proseguì Harry, saltellando.
<< Sei tu, lumaca, ad asserire ‘ste cose. E chi lo mangia il Kilimangiaro, eh? Chi mangia lo Kilimangiaro? Eh? Frank? Kevin McAllister? >>.
Harry sputò per terra, diede un morso a Voldemort e gridò: << CONIGLIO! >>.

FINE

l'ho trovata su internet, non l'ho fatta io! che ve ne pare?
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